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In primavera, durante il lockdown, sentimenti molto diversi si sono alternati nel nostro animo.

Per me c’è una relazione fra questo periodo e il viaggio a New York che ho fatto a febbraio 2015. Ero andata a New York per la retrospettiva di Edith Schloss, la mia più cara amica fra le artiste di Roma.

Ero felice di esserci, avendo collaborato alla realizzazione della mostra, dopo tanto lavoro fatto a distanza, conoscere il curatore, rivedere il figlio di Edith. Emotivamente, era un viaggio doloroso, segnava una svolta. Portavo con me la tristezza di aver perso mia mamma a ottobre 2014. Mi guardavo intorno, mi sentivo in un sogno, cercavo un equilibrio fra il dolore della perdita e l’amore, fra la tristezza e l’euforia del viaggio, la folla dell’inaugurazione, le lettere di Edith esposte in una vetrina, e fuori la grande città che non si ferma mai.

Le foto rispecchiano i miei stati d’animo; ero attirata e respinta, sollecitata ed estraniata da ciò che vedevo. Il freddo e la neve erano di una bellezza irreale, accogliente: una rinascita. Questo haiku di Kobayashi Issa esprime tutto con poche parole: “Solo perché esisto | sono qui | tra neve che cade”.

Silvia Stucky

Silvia Stucky

Silvia Stucky

Silvia Stucky vive e lavora a Roma. Il suo lavoro include fotografia, video, libri d’artista, pittura, installazione e performance. Ha esposto in gallerie, musei, festival video, in Italia, Argentina, Cile, Ecuador, Egitto, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Indonesia, India, Iran, Marocco, Paesi Bassi, Svizzera, Tailandia, Turchia. Elementi centrali del lavoro sono l’immobilità nella mutevolezza e la profondità nelle cose ‘semplici’. Attenta alla natura e alle tematiche ambientali, interessata al pensiero delle altre culture come fonte di ricchezza, indirizza da sempre il suo sguardo a interpretare e condividere conoscenza.
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